In Italia abbiamo grossi problemi, questo lo sappiamo più o meno dal 1946, ma sul caso della cosiddetta “famiglia del bosco” direi che siamo arrivati veramente alla frutta. Un’operazione sfacciata di marketing governativo cui si sono prestati media compiacenti con un’opinione pubblica che, neanche a dirlo, ha la sindrome del pappagallo innata. Il marketing governativo è molto semplice: c’è bisogno di spalare fango sui giudici in vista del referendum sulla riforma piduista che riguarda la magistratura, ogni occasione è dunque buona soprattutto per i discendenti del Silvio nazionale cui non pare vero finalmente di potersi vendicare del potere giudiziario, quale migliore occasione di questa. Anche perché, e diciamocela la verità senza nasconderci dietro ad un dito, l’empatia per questa famiglia nasce dal fatto che sono biondi di pelle chiara. Fossero stati nigeriani oggi staremmo qui a glorificare la giudice che ha emesso l’ordinanza per aver salvato dal degrado dei poveri bambini. Ma tant’è, potere dei social e dei media capaci di trasformare una vicenda abbastanza inquietante in una soap opera in cui lo stato cattivo perseguita i discendenti di Heidi arrivando addirittura a sequestrare la sedia a rotelle di Clara e le capre di Peter. Ed è commovente vedere le mamme che parcheggiano sui marciapiedi affinché i poveri figli non facciano due passi a piedi per entrare a scuola digitare da uno smartphone messaggi di apprezzamento per la vita bucolica dei bimbi ngiustament ncarcerat.
Ma, se solo qualcuno si fosse preso la briga di andare a leggersi le carte, scoprirebbe che siamo di fronte a qualcosa di davvero inquietante. Casa inagibile, niente elettricità, niente gas, niente acqua corrente, niente vaccini o assistenza medica, niente igiene, istruzione carente. Roba che se lo fanno in Africa gli mandiamo le ONG e li chiamiamo Terzo Mondo, se lo fanno questi qua li esaltiamo pure.
Siamo pur sempre il paese di Wanna Marchi, questo non dobbiamo dimenticarcelo mai, e dunque ci può stare che la mamma di sti poveri sventurati vendesse on line rimedi da guaritrice spirituale. O che il padre di sti ragazzini avesse chiesto 50mila euro a figlio per consentire gli accertamenti medici obbligatori.
Insomma, anche questa volta il sentiment dellaggente e la realtà dei fatti stanno su due binari che non si incrociano manco per sbaglio, ma d’altronde a che servono i fatti quando è tanto bello condividere acriticamente le scemenze di un Salvini qualsiasi?
Ciccio Ratti