Al presidio allo svincolo della rotonda per Santa Lucia, pochi agricoltori continuano a lottare con passione e determinazione. Una protesta pacifica che racconta le difficoltà del settore, il peso del caro vita e la richiesta di un futuro più sicuro.

CORIGLIANO-ROSSANO – Ci sono luoghi che, più di tanti discorsi, riescono a raccontare la realtà di un territorio. Il presidio degli agricoltori allo svincolo della rotonda per Santa Lucia, a Corigliano-Rossano, è uno di questi. Un fazzoletto di strada diventato simbolo di una protesta che non si ferma, di una delusione che cresce e, allo stesso tempo, di una speranza che continua a resistere.

A colpire, prima di tutto, è la determinazione degli agricoltori rimasti a presidiare la zona. Gli “spartani”, come li definisco idealmente, sono pochi, ma non arretrano. Anzi, rilanciano la loro iniziativa e proseguono una lotta pacifica, portata avanti con la consapevolezza che arrendersi significherebbe rinunciare a dare voce a difficoltà ormai diventate insostenibili.

Dietro quella presenza, apparentemente esigua nei numeri, ci sono storie, sacrifici, famiglie e aspettative. Ci sono vite che chiedono di essere ascoltate, speranze che non vogliono spegnersi e un modo di andare avanti che, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficile. Perché la protesta degli agricoltori non parla soltanto delle difficoltà di un comparto produttivo, ma richiama anche una condizione più generale: quella di chi fatica ad arrivare a fine mese, di chi subisce il peso del caro vita e di chi vede progressivamente ridursi le certezze su cui ha costruito il proprio futuro.
In questo scenario, il presidio di Santa Lucia diventa anche un luogo di attesa. Chi è rimasto sul posto guarda avanti, con la speranza che qualcosa possa finalmente cambiare e che quel cambiamento possa tradursi in condizioni di vita e di lavoro più dignitose. Ma accanto alla determinazione di chi continua a esserci, si fa sentire anche la delusione per quanti, invece, hanno scelto di restare a casa. Una distanza che pesa, soprattutto quando una battaglia nasce dalla percezione di un disagio condiviso e dalla necessità di affrontarlo insieme.
Un riconoscimento particolare va alle forze dell’ordine impegnate nel presidio della zona. Militari, poliziotti e carabinieri svolgono il proprio servizio con attenzione e professionalità, monitorando la situazione e garantendo la sicurezza. Dietro le divise ci sono uomini e donne che, prima di tutto, svolgono un compito delicato con senso del dovere e umanità. La loro presenza, discreta ma costante, contribuisce a mantenere un clima di controllo e rispetto, in un contesto nel quale la protesta prosegue pacificamente. È un aspetto che merita di essere sottolineato: la vicinanza umana, oltre al ruolo istituzionale, si percepisce anche nei piccoli gesti e nell’attenzione riservata a chi è sul posto.
Resta, tuttavia, una domanda di fondo: come si è arrivati a questo punto? E perché tante difficoltà sembrano essere diventate, nel tempo, una normalità con cui cittadini e lavoratori sono costretti a convivere?
La riflessione chiama in causa anche le responsabilità di chi, negli anni, ha dato per scontati diritti e garanzie che oggi appaiono sempre più fragili. In Calabria, come in altri territori, la sensazione di insicurezza economica e sociale alimenta la preoccupazione per il futuro. Ciò che ieri sembrava stabile oggi rischia di franare sotto i piedi di chi lavora, produce e cerca semplicemente di costruire una vita dignitosa.
Andare avanti non sarà facile. La stanchezza, le difficoltà quotidiane e la sensazione di non essere ascoltati possono mettere a dura prova anche le convinzioni più solide. Eppure, finché il presidio di Corigliano-Rossano continuerà a resistere, insieme agli altri punti di protesta, resterà aperto uno spazio per la speranza.
Perché quella piccola porzione di strada, allo svincolo per Santa Lucia, non è soltanto il luogo di una protesta. È il simbolo di una richiesta di attenzione, di una comunità che cerca risposte e di persone che, nonostante tutto, non hanno ancora deciso di arrendersi.
E finché ci sarà qualcuno disposto a restare, a testimoniare il proprio disagio e a lottare pacificamente per un cambiamento, quella speranza continuerà a esserci.
Il Pittulo