Pubblico la testimonianza di Maria:
“Tutto si svolge la sera del 24 agosto, ero appena ritornata nella mia residenza universitaria. Verso le 10:00 di sera ricevo una telefonata da parte di mia madre che insieme a mio fratello mi avvertivano di trovarsi al pronto soccorso “Siamo nell’ospedale di Crotone”.
Dopo cena mio padre come al suo solito è andato a fare una piccola passeggiata in paese, durante la quale ha iniziato ad accusare forti dolori alle spalle e al petto.
Ritorna a casa e si dirige in ospedale dove gli viene effettuata una tac, sono le 10:30, ed in questo momento mia madre mi avvisa di quello che stava accadendo.
Dalla tac emerge una lacerazione dell’aorta, motivo per cui mio padre necessitava di un intervento tempestivo. Mia madre mi riferisce che stavano aspettando l’ambulanza da Catanzaro, in quanto all’ospedale di Crotone non erano presenti né medici qualificati per l’intervento né ambulanze pronte al trasporto.
Mio fratello si era proposto di trasportare mio padre a Catanzaro ma viene dissuaso dal personale.
Arriverà, quindi, un’ambulanza intorno alle 01:30, senza nessun medico a bordo, dichiarando di non essere stata avvisata di questa necessità, seguirà un’altra lunga attesa fino alle 03:30, orario in cui arriva l’ambulanza in cui sale mio padre ma che non arriverà mai a destinazione in quanto mio padre a Botricello ha un peggioramento e ci lascia intorno alle 04:00 di notte.
Aggiungo che, noi, abbiamo notato diverse incongruenze e omissioni negli atti rilasciati dall’ospedale.
Ho voluto raccontare questa storia perché é la prova che questi fatti non sono lontani da noi, ma sono dietro l’angolo e possono veramente capitare a chiunque. É giusto che ogni calabrese sappia che questa é la condizione dei nostri ospedali e che questa é la condotta dei “professionisti” che operano negli stessi, troppo spesso omertosa e elitaria.
(Lettera firmata)