Prenderanno il via domani, 25 settembre, gli interrogatori delle cinque persone coinvolte nell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e relativa a una serie di presunte richieste estorsive rivolte a operatori economici della Sibaritide.

L’inchiesta ricostruisce complessivamente 17 episodi, tra presunte estorsioni portate a termine e tentativi rimasti incompiuti, che avrebbero interessato in particolare imprenditori del settore agricolo e commercianti della zona. Nell’ambito dell’operazione sono state disposte quattro misure cautelari in carcere e, per una quinta persona, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Gli interrogati saranno assistiti dagli avvocati Antonio Pucci e Maria Sammarro. L’udienza rappresenterà il primo momento nel quale gli indagati potranno fornire la propria versione dei fatti e replicare alle contestazioni formulate dagli investigatori.

Tra i destinatari della misura figura Giovanni Arturi, 47 anni, conosciuto con il soprannome di “A vozza”. L’uomo si trovava già detenuto per vicende giudiziarie precedenti. Nell’indagine sono inoltre coinvolti Pasquale Arturi, 45 anni, fratello di Giovanni, e Bruno Arturi, 24 anni, figlio di Giovanni.
Nel procedimento compaiono anche due donne appartenenti allo stesso nucleo familiare: la compagna di Giovanni Arturi è stata trasferita in carcere, mentre la sorella della donna è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Secondo quanto emerge dall’attività investigativa, un ruolo centrale nell’impianto accusatorio sarebbe ricoperto dalle intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli investigatori avrebbero successivamente verificato alcuni elementi emersi dalle conversazioni attraverso servizi di osservazione e appostamento effettuati nei pressi delle aziende agricole interessate.
Un aspetto evidenziato dagli inquirenti riguarda il comportamento delle presunte vittime: nessuno degli imprenditori e dei commercianti indicati nell’inchiesta avrebbe formalizzato una denuncia.
Dagli atti, inoltre, non emergerebbero episodi caratterizzati da minacce esplicite, intimidazioni scritte o messaggi di avvertimento. La ricostruzione investigativa sostiene invece che la presunta pressione esercitata sugli operatori economici sarebbe stata collegata soprattutto alle modalità e al contesto nel quale sarebbero state avanzate le richieste.
Il Pittulo