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Maxi operazione contro la ’ndrangheta nel Cosentino: 41 indagati, il Sindaco Stasi ai domiciliari

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Ventiquattro persone in carcere e diciassette ai domiciliari. L’inchiesta della Dda di Catanzaro ipotizza una rete criminale suddivisa in più gruppi, con legami con il Locale di Cirò. Nel fascicolo anche presunte estorsioni, affari illeciti sull’immigrazione e un possibile scambio elettorale politico-mafioso.

CORIGLIANO-ROSSANO – Un’organizzazione criminale strutturata in diversi nuclei, capace secondo gli inquirenti di operare tra Corigliano-Rossano e la zona di Lattughelle, nel territorio di Cassano Jonio, mantenendo rapporti con il Locale di Cirò. È lo scenario ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nell’ambito di una vasta indagine contro la ’ndrangheta, culminata nell’esecuzione di un’ordinanza cautelare nei confronti di 41 indagati: per 24 è stata disposta la custodia in carcere, mentre per altri 17 la misura degli arresti domiciliari.

L’operazione, condotta dai Carabinieri con un imponente dispiegamento di forze, rappresenta il punto di arrivo di un’attività investigativa avviata nel 2021, anche sulla base delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia.

La presunta struttura criminale e i collegamenti con Cirò

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un sistema articolato in più gruppi, individuati dagli investigatori come la cosca Acri e la cosca di Corigliano. Secondo l’ipotesi accusatoria, le due realtà avrebbero mantenuto una propria capacità operativa, inserendosi tuttavia in un contesto criminale più ampio, riconducibile alla struttura di ’ndrangheta di Cirò.

Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato rapporti con esponenti della criminalità organizzata crotonese e con soggetti considerati vicini ai vertici del Locale cirotano. Tra gli elementi raccolti dalla Procura figura anche un documento manoscritto contenente annotazioni contabili che sarebbero riconducibili alla cosca di Cirò e nelle quali emergerebbero riferimenti al gruppo rossanese.

Per delineare i presunti assetti dell’organizzazione, gli investigatori hanno fatto ricorso a intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, sistemi GPS installati sui veicoli e telecamere collocate in luoghi ritenuti importanti per le attività del gruppo.

I vecchi delitti e la svolta sul caso Morello

Una parte rilevante dell’indagine riguarda alcuni omicidi e tentati omicidi che, secondo la ricostruzione della Dda, sarebbero collegati agli interessi dell’associazione mafiosa.

Tra i fatti esaminati figura l’uccisione di Giorgio Salvatore Cimino, colpito a colpi di pistola il 24 maggio 2001 all’interno del Roxy Bar di Corigliano Calabro. L’uomo morì il 13 giugno dello stesso anno, dopo essere stato ferito nell’agguato.

Gli investigatori hanno approfondito anche il caso di Carmine Morello, scomparso il 9 agosto 2023 e successivamente ritrovato senza vita in contrada Strange, nell’area di Corigliano-Rossano. Proprio su questo delitto, l’attività investigativa avrebbe consentito di raccogliere, secondo la Procura, gravi indizi nei confronti dei presunti esecutori materiali. Uno dei soggetti ritenuti coinvolti sarebbe morto in un incidente stradale.

Nel quadro accusatorio compaiono inoltre l’omicidio di Pasquale Aquino e il tentato omicidio di Cosimo Marchese, episodi che gli inquirenti ritengono riconducibili al programma criminale contestato al gruppo.

Le contestazioni: dalle estorsioni alle armi

Il procedimento comprende una serie di ipotesi di reato che, a vario titolo, spaziano dall’associazione mafiosa all’omicidio, passando per la detenzione e il porto illegale di armi, le estorsioni, le rapine, i furti e le intestazioni fittizie di beni.

Secondo l’impianto accusatorio, la rete criminale avrebbe cercato di consolidare la propria influenza sul territorio attraverso attività illecite e rapporti con ambienti esterni all’organizzazione, facendo leva su una struttura composta da gruppi distinti ma collegati tra loro.

Il presunto sistema per favorire l’ingresso di lavoratori stranieri

Un ulteriore filone investigativo riguarda l’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Stando alla ricostruzione della Procura, numerosi cittadini stranieri avrebbero versato somme anche consistenti per ottenere la documentazione necessaria all’ingresso o alla permanenza in Italia.

Il meccanismo contestato si sarebbe basato sulla presentazione di richieste di assunzione per lavoratori stagionali da parte di imprenditori che, secondo l’accusa, avrebbero partecipato alle procedure dei cosiddetti click day senza avere realmente intenzione di assumere il personale richiesto.

I pagamenti ricevuti dai cittadini stranieri avrebbero così generato entrate illecite che, nell’ipotesi investigativa, sarebbero state destinate anche al sostentamento economico dell’organizzazione mafiosa.

Sotto esame anche le elezioni comunali del 2024

Tra gli aspetti più delicati dell’inchiesta compare la contestazione di un presunto scambio elettorale politico-mafioso. La Dda ipotizza un accordo tra esponenti del gruppo criminale attivo nell’area di Rossano e alcuni amministratori in carica al Comune di Corigliano-Rossano, in relazione alle consultazioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024.

Gli accertamenti riguardano anche il presunto favoreggiamento della latitanza di una persona condannata in via definitiva per reati in materia di stupefacenti, arrestata il 22 agosto 2021.

Centinaia di militari impegnati nell’operazione

L’esecuzione dei provvedimenti ha coinvolto centinaia di Carabinieri dei reparti territoriali e del Raggruppamento operativo speciale (Ros), con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e di altri Comandi provinciali. Contestualmente alle misure cautelari sono state effettuate perquisizioni personali e domiciliari.

L’inchiesta punta a fare luce su una presunta rete criminale che, secondo gli investigatori, avrebbe intrecciato controllo del territorio, attività economiche illecite e relazioni con ambienti politici e imprenditoriali.

La Procura ricorda, tuttavia, che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità contestate dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario e tutti gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a un’eventuale condanna 

Il Pittulo

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