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Editoriale | No, Stasi non deve dimettersi

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Sono passate poche ore dal terremoto giudiziario che ha coinvolto Corigliano-Rossano, terza città della Calabria, e già si rincorrono narrazioni e ricostruzioni che rischiano di condizionare pesantemente l’opinione pubblica.

Lo diciamo subito, senza giri di parole: il sindaco Flavio Stasi non deve dimettersi.

Alla luce della misura cautelare che lo ha coinvolto, la legge prevede meccanismi per garantire la continuità amministrativa attraverso la figura del vicesindaco, chiamato a svolgere le funzioni previste in queste circostanze. La sospensione, dunque, non comporta automaticamente un obbligo di dimissioni. È una distinzione importante, che va chiarita per evitare confusione e strumentalizzazioni.

Soprattutto in un momento come questo, è necessario mantenere un approccio garantista. Un principio che dovrebbe valere sempre, indipendentemente dal colore politico del sindaco coinvolto. La presunzione di innocenza non può essere un criterio da applicare a intermittenza, a seconda delle convenienze o delle appartenenze. Del resto, anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha richiamato l’importanza di un atteggiamento improntato alla prudenza.

Resta, tuttavia, una questione che merita attenzione: come si inserisce la posizione del sindaco Stasi nel quadro complessivo dell’inchiesta? Alla luce degli elementi finora emersi, è legittimo interrogarsi sul contesto e sulle singole contestazioni, evitando però di trasformare le impressioni in conclusioni definitive.

Un’operazione giudiziaria che coinvolge più persone, con ruoli e posizioni differenti, non può essere letta come un insieme indistinto. Ogni posizione deve essere valutata autonomamente, sulla base degli atti e degli elementi raccolti dagli inquirenti. Saranno le sedi giudiziarie competenti a chiarire le responsabilità, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

L’inchiesta, peraltro, riporta al centro dell’attenzione vicende e dinamiche territoriali di estrema gravità, sulle quali sarà fondamentale fare piena luce. I fenomeni criminali e le possibili infiltrazioni della ’ndrangheta rappresentano questioni troppo serie per essere piegate a letture superficiali o a contrapposizioni politiche.

Per questo riteniamo necessario distinguere con chiarezza i fatti accertati dalle ipotesi investigative e le responsabilità individuali dalle ricostruzioni generali. Il garantismo non significa minimizzare la portata di un’inchiesta, ma pretendere che ogni posizione venga valutata con rigore, senza condanne anticipate.

Allo stato attuale, dunque, non intendiamo attribuire al sindaco Stasi responsabilità che dovranno eventualmente essere dimostrate nelle sedi opportune. Né riteniamo che la richiesta di dimissioni possa diventare una reazione automatica a una vicenda giudiziaria ancora da chiarire. Le valutazioni politiche sono legittime, ma non possono sostituirsi ai fatti né ignorare le procedure previste dall’ordinamento.

C’è poi un altro aspetto che non può passare inosservato.

Nei giorni scorsi, una parte del dibattito politico ha alimentato una narrazione che sembrava puntare a delegittimare le proteste di agricoltori e lavoratori scesi in strada e nelle piazze per denunciare le difficoltà economiche, il carovita e una condizione di crescente sofferenza sociale associando, chi partecipava a quelle manifestazioni, al mondo della ndranghegta. Manifestazioni seguite da vicino dal sindaco Stasi, in continuità con un modo di intendere il proprio ruolo istituzionale che lo ha visto presente anche in altre occasioni.

Oggi, alla luce degli ultimi sviluppi, quelle ricostruzioni sembrano quantomeno faziose… volte ad alimentare ulteriori sospetti, per delegittimare una protesta sacrosanta, giusta.

La vicenda giudiziaria e le proteste sociali restano piani distinti, che non dovrebbero essere sovrapposti strumentalmente. Le difficoltà di agricoltori e lavoratori meritano ascolto e risposte concrete, indipendentemente dalle vicende che coinvolgono la politica.

In momenti come questo, la responsabilità dell’informazione è ancora maggiore: raccontare i fatti, porre domande, chiedere chiarezza, senza alimentare processi mediatici né trasformare le indagini in strumenti di lotta politica.

Flavio Stasi non deve dimettersi per il solo fatto di essere stato coinvolto in un procedimento giudiziario. La legge prevede strumenti per garantire la continuità amministrativa, mentre la magistratura è chiamata a fare il proprio lavoro. La politica, dal canto suo, dovrebbe evitare sentenze anticipate e rispettare la distinzione tra responsabilità giudiziaria e valutazione politica.

La verità dovrà emergere nelle sedi competenti. Fino ad allora, prudenza, equilibrio e garantismo non sono concessioni a qualcuno: sono principi fondamentali di uno Stato di diritto.

Il Pittulo

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