Un viaggio che attraversa paesaggi, generazioni e secoli di storia. È ripartita nei giorni scorsi la tradizionale transumanza che ogni anno conduce le mandrie dalle aree collinari del basso Ionio cosentino verso i pascoli più freschi dell’altopiano silano, mantenendo viva una pratica che rappresenta uno dei simboli più autentici della civiltà rurale calabrese.
La prima tappa del percorso ha visto protagoniste le Aziende Agricole Ritacco Ugo e Blaconà di Scala Coeli, custodi di una tradizione che continua a tramandarsi nel tempo. La partenza è avvenuta dalla Biovalle del Nicà, nel territorio comunale di Scala Coeli, intorno alle 18:15. Da qui le mandrie hanno intrapreso un cammino di circa quindici chilometri tra sentieri, boschi e corsi d’acqua, attraversando la zona di Casello Montagna e il torrente Sappa prima di raggiungere Campana in serata.

Un tragitto che non rappresenta soltanto uno spostamento stagionale del bestiame, ma un vero e proprio rito collettivo capace di coinvolgere l’intera comunità. A rendere ancora più significativa l’esperienza è stata infatti la presenza di numerosi bambini, affascinati dalla possibilità di vivere in prima persona una tradizione che racconta la storia delle loro radici. Accanto a loro anche una coppia di cittadini originari di Scala Coeli, residenti da anni in Germania, rientrati appositamente in Calabria per partecipare a questo appuntamento dal forte valore identitario.
La transumanza affonda le sue origini in tempi antichissimi. Già in epoca preromana e successivamente durante il dominio romano, pastori e allevatori erano soliti spostare greggi e mandrie seguendo il ritmo delle stagioni, alla ricerca di pascoli più adatti alle diverse condizioni climatiche. Nel corso dei secoli questa pratica ha modellato il paesaggio, l’economia e la cultura delle aree interne dell’Italia meridionale, contribuendo alla nascita di percorsi e tratturi che ancora oggi raccontano la storia del mondo agro-pastorale.
Nel 2019 la transumanza è stata riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, un riconoscimento che ne sottolinea il valore storico, ambientale e sociale. Non si tratta infatti soltanto di una pratica legata all’allevamento, ma di un patrimonio di conoscenze, tradizioni e relazioni che continua a unire le comunità rurali.
L’emozione, la fatica condivisa e il senso di appartenenza hanno accompagnato i partecipanti lungo tutto il percorso, trasformando la serata in un momento di incontro tra passato e presente. Un’esperienza che dimostra come le tradizioni possano ancora rappresentare un punto di riferimento per le nuove generazioni, rafforzando il legame con il territorio e con la propria identità culturale.
All’alba di oggi le mandrie hanno ripreso il loro cammino attraversando la località dell’Incavallicata per dirigersi verso Fossiata, nel cuore dell’altopiano silano. Qui gli animali trascorreranno la stagione estiva, beneficiando di pascoli rigogliosi e temperature più miti, in continuità con un’antica consuetudine che da secoli scandisce la vita delle comunità pastorali calabresi.
Una tradizione che resiste al tempo e che continua a raccontare, passo dopo passo, l’anima più autentica della Calabria rurale.
Il Pittulo