“Ci siamo rotti il cazzo.” Inizia così lo sfogo di Gerardo Promenzio, un giovane musicista emergente di Crosia che, nei giorni scorsi, ha voluto manifestare tutto il proprio malcontento sul mondo delle serate musicali.

Il problema, secondo il giovane musicista emergente, che avrebbe proposto gratuitamente una serie di serate in diversi locali del litorale, sarebbe quello di essere stato boicottato da altri musicisti, perdendo così alcune serate che era riuscito, con molta difficoltà, a prenotare.
Faccio una piccola premessa: il mondo, in generale, è diventato spietato, una vera merda. Figuriamoci, adesso, il mondo del lavoro, dove (questa è un’opinione comune) sta passando il messaggio che, per “emergere”, occorra fare fuori senza mezzi termini il proprio competitor, qualsiasi sia il campo, come se non fosse più utile o imprescindibile credere nei propri mezzi ma, soprattutto, nelle proprie capacità.
Promenzio, in sintesi, apre un dibattito importantissimo che stiamo tutti trascurando ormai da anni: l’etica sul lavoro ma, ancora di più, la morale con cui decidiamo di svolgere le nostre mansioni lavorative e, soprattutto, il rispetto nei confronti dell’altro, anche se si tratta di un nostro diretto competitor.
Valori che ormai sono andati a farsi friggere e questo non possiamo accettarlo.
Promenzio può decidere liberamente di mettere la propria arte, che piaccia o meno, a disposizione del pubblico e può tranquillamente farlo anche gratis. Il fatto che sia boicottato o che “qualcuno” gli metta i bastoni fra le ruote (così come scritto nella sua lunga riflessione) non qualifica la sua passione, ma di certo descrive i suoi competitor.
Se ci fosse più solidarietà e rispetto, in generale, si lavorerebbe meglio e i risultati sarebbero migliori per tutti.
Il Pittulo
